Senza titolo-1.jpg
...fummo uomini, diventammo lavoratori...

                                                            SINOSSI

Ai bambini gli adulti chiedono: “cosa vuoi fare da grande?”. Ogni bambino in base alla sua fantasia risponde immaginando il mestiere dei suoi sogni; nessun bambino risponderà: “voglio fare un lavoro qualsiasi, l’importante è avere lo stipendio”. Quando il bambino cresce spesso si sente dire da quegli stessi adulti: “mi raccomando eh! Qualsiasi lavoro hai, tienitelo caro caro!”. Ma come?! Un bambino non vede l’ora di diventare adulto per vivere la propria vita in modo soddisfacente, e invece si trova impelagato in una struttura sociale che appiattisce la complessità, l’immaginazione, la ricchezza interiore e l’unicità di ogni singolo essere umano, costringendolo a “sopravvivere” vivendo per lavorare, anziché consentirgli di “vivere” lavorando per vivere.

L’essere umano dovrebbe lavorare per poter godere della vita, invece è ridotto in molti casi a lavorare per potere avere il minimo per la sopravvivenza. Tutto il progresso dell’uomo sarebbe questo, lavorare duramente per molte ore al giorno solo per soddisfare le necessità primarie?

Questo spettacolo comicosatirico/esistenziale propone una riflessione critica sulla società che costringe la Persona, con tutta la sua complessità, nell’angusto ruolo di lavoratore, riducendola a consumatore. Il lavoro come fine, e non come mezzo, è la causa di tante patologie della cosiddetta civiltà: sfruttamento dell’uomo sull’uomo, alienazione, depressione, sperequazioni economiche, abbrutimento degli oppressi e degli oppressori. In questa rappresentazione ho l’intento di disvelare il grande inganno dell’Ideologia del lavoro inteso come fatica e non come espressione del proprio talento al servizio della Società. Tale Ideologia è sostenuta dai poteri di condizionamento di massa - politica, finanza, media – con la finalità di persuadere le persone ad essere soltanto dei lavoratori e, in quanto tali, qualunque lavoro va bene purché si sopravviva nell’era della crisi. L’intento di smascherare questo disumano “incantesimo” viene perseguito mediante il registro comico-satirico e con una drammaturgia nella quale la narrazione è intervallata dall’interpretazione di vari personaggi e di alcune canzoni satiriche da me composte. Il finale è un invito a seguire i consigli dei Saggi di tutti i tempi per progettare una società che abbia al centro la Persona e non il lavoratore o il consumatore.

 

                                                           PERSONAGGI

Narratore, Leonardo da Vinci, Cristoforo Colombo, Galileo Galilei, Renato Brunetta, Colleghi di lavoro di Leonardo da Vinci, Cristoforo Colombo e Galileo Galilei, Bruno Zanzara, politico di destra, politico di sinistra, folla di occupati, folla di disoccupati, folla di preoccupati, bambino che sogna i propri lavori da adulto, papà del bambino che sogna i propri lavori da adulto, prete che celebra il matrimonio nel sogno, prete che cerca un restauratore, docente di pittura, custodi della biblioteca, bibliotecarie.

 

                                        CANZONI dell’AUTORE/INTERPRETE

O sei occupato O sei disoccupato - Il sindacalista - Eravamo un milione - Il lavoro nobilita l’uomo…ma da quando in qua!... - L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e sulla schiavitù? - Eh sì se la son…

 

                                                             MUSICHE

Depende dei Jarabe de Palo, In fila per tre di Edoardo Bennato, Il volo magico di Claudio Rocchi, Ho visto anche degli zingari felici di Claudio Lolli, Damodarastakam (antico canto devozionale indiano).

 

                                                           NOTE DI REGIA

L’opera propone una riflessione sulla differenza fra “essere umano” e “lavoratore”,  satireggiando sul modo in cui viene considerato il lavoro nel dibattito politico e giornalistico: l’individuo è degradato a lavoratore, occultando il senso profondo che dovrebbe avere il lavoro, ovvero non solo la sussistenza, ma la realizzazione delle proprie attitudini e quindi della propria dignità ed essenza di essere umano, un essere la cui complessità corpo-mente-spirito non può essere appiattita e compressa nell’angusta parola ‘lavoro’, ma dilatata nell’infinito territorio semantico della parola ‘VALORE’.

La narrazione comicosatirica, cadenzata da canzoni satiriche composte dallo stesso autore, approda nel finale ad una visione pragmatico-spirituale.

Il genere a cui appartiene l’opera direi che è il dramma comico, cioè una riflessione in chiave comicosatirico/esistenziale sulla drammatica vicenda umana, che non si limita alla denuncia corrosiva tipica della satira, ma indica la strada luminosa per uscire dai tanti vicoli ciechi della società in cui annaspiamo con i nostri malesseri.

Ma è anche un giallo che va alla ricerca del colpevole…o meglio: dei colpevoli! Che sono fuori e dentro di noi.

Con un giocoso umorismo cromatico potremmo dire che è un giallo che ha l’intento di scoprire chi ha progettato un società nera che rende verdi di rabbia tante persone a causa di altre che dovrebbero essere rosse di vergogna.

La soluzione proposta dal narratore-detective ha il colore azzurro del cielo infinito…